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Shigella
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mwbamwbqShigella è un mwbggenere di batteri della famiglia delle mwbwmwcaEnterobacteriaceae Gram-negativo, anaerobio facoltativo, immobile (in quanto privo di mwcqflagelli), ossidasi-negativo, asporigeno e correlato con mwcgEscherichia coli. Il genere è stato così chiamato in base al suo scopritore, mwcwKiyoshi Shiga, che lo definì nel 1898.
Contents
• Diagnosi
• Terapia
• Note
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Classificazione
L'analisi genetica del genere mwdwShigella ha dimostrato che le sue quattro specie in realtà possiedono caratteristiche biologiche e fisiologiche assimilabili a mweamweqEscherichia coli, di cui dovrebbe essere una sottospecie, tuttavia per ragioni di praticità continua a essere utilizzata una classificazione che le considera come un genere separato. Le specie mwegShigella sono classificate in quattro sierogruppi e 45 sierotipi.
• Sierogruppo A: mwfqS.dysenteriae - 12 sierotipi
• Sierogruppo B: mwfwS.flexneri - 6 sierotipi
• Sierogruppo C: mwgqS.boydii - 23 sierotipi
• Sierogruppo D: mwgwS.sonnei - 1 sierotipo
I primi tre sierogruppi (A-C) sono fisiologicamente simili, mentre il sierogruppo D può essere identificato in base a test metabolici.
Diagnosi
Un'infezione da mwhwShigella è diagnosticata mediante isolamento da coprocoltura.
Epidemiologia
La mwigShigella come indicato anche dalla mwiwFDA e dalla Canadian Food Inspection si può contrarre da cibo e acque contaminate (via mwjaoro-fecale) oltre che con un contatto diretto da persona a persona. L'unico serbatoio è l'uomo. Ogni anno si verificano circa 150 milioni di casi di shigellosi nel mondo, la maggior parte in paesi in via di sviluppo o sottosviluppati. I primi tre sierogruppi (A-C) anche quelli che causano la maggior parte dei casi di shigellosi. In particolare mwjqS.dysenteriae, non comune nei paesi sviluppati, provoca dissenteria e la maggior parte delle infezioni gravi dal momento che è in grado di produrre la tossina di Shiga, mwjgS.flexneri causa il maggior numero di infezioni da mwjwShigella nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, mwkaS.sonnei causa il 77% dei casi nei paesi sviluppati, dov'è quindi la specie più comune e infine mwkqS.boydii è la specie con la maggior variabilità sierotipica ma è anche la meno comune.cite-ref-1[1]. Shigella colpisce prevalentemente bambini sotto i 10 anni (60% di tutte le infezioni) e si diffonde spesso negli asili. mwlgShigella ha la caratteristica di avere una dose infettante particolarmente bassa, da poche decine a poche centinaia di unità, che determina un'elevata trasmissibilità soprattutto in luoghi caldi dove la virulenza tende a non esplicarsi al di sotto dei 30mwlw °C).
In Italia, nel Marzo 2017, è stato identificato il primo caso di infezione autoctona da mwmqS. flexneri resistente ai chinoloni in un paziente. Lo studio genetico del ceppo dimostrava che si trattava di un isolato di recente introduzione in Italia.cite-ref-2[2]
Patogenesi
I batteri del genere mwoaShigella sono agenti eziologici della mwoqdissenteria bacillare o mwogshigellosi. La loro azione patogena è dovuta alla spiccata invasività (malgrado siano immobili) nei confronti dell'epitelio intestinale dell'ileo e del colon e alla produzione di mwowendotossine ed mwpaesotossine, in particolare la mwpqtossina di Shiga, presente in mwpgShigella dysenteriae. La loro invasività, moltiplicazione e propagazione è veicolata da geni presenti in un plasmide di virulenza che però sono regolati da altri geni del cromosoma batterico per cui la presenza del mwpwplasmide non è sufficiente per la patogenicità di un batterio. Il bersaglio di mwqaShigella sono le cellule M delle placche di Peyer nell'intestino in quanto sono normalmente incapaci di invadere direttamente cellule epiteliali differenziate. mwqqShigella tramite il sistema di secrezione di tipo III inocula nella cellula bersaglio quattro proteine (IpaA, IpaB, IpaC, IpaD) che ne increspano la membrana favorendo l'internalizzazione del batterio. Una volta internalizzata mwqgShigella lisa gli mwqwendosomi e si replica nel citoplasma. La propagazione del batterio da una cellula all'altra non può avvenire per spostamento attivo del batterio stesso, essendo immobile, ma è permessa dal riarrangiamento dei filamenti di mwraactina da questo promosso, ciò permette a mwrqShigella di proteggersi dal controllo immunitario. Possono inoltre sopravvivere alla fagocitosi da parte dei mwrgmacrofagi stimolando l'mwrwapoptosi. Il processo rilascia mwsaIL-1, citochina infiammatoria che attira verso il sito d'infezione fagociti polimorfonucleati che contribuiscono al danno epiteliale mediante la secrezione di mwsqcitochine e altre molecole infiammatorie. mwsgS.dysenteriae oltre a questi meccanismi possiede anche la tossina di Shiga, una proteina formata da sei subunità (una subunità A e cinque subunità B). Le subunità B si legano al mwswganglioside GBmwta3 e promuovono l'internalizzazione della subunità A. È la subunità A che cliva l'mwtqRNA 28S della mwtgsubunità ribosomiale maggiore (60S) impedendo il legame di T-amminoacil RNA e bloccando quindi la mwtwsintesi proteica. Ciò provoca distruzione dell'epitelio intestinale e, più raramente, può causare insufficienza renale per distruzione dell'endotelio dei glomeruli. Normalmente mwuaShigella non si trova nel sangue.
La shigellosi si manifesta 1-3 giorni dopo l'ingestione dei bacilli di mwugShigella. È un'enterite caratterizzata da crampi addominali, diarrea, febbre e feci emorragiche. mwuwShigella tende generalmente a infettare dapprima la parte terminale dell'ileo dove si moltiplica. Il primo sintomo di una shigellosi è il tenesmo che risulta in una diarrea acquosa causata dall'enterotossina. Dopo 1-2 giorni dai primi sintomi si verificano crampi intestinali, frequente tenesmo ed emissione di feci emorragiche e purulente che denotano l'avvenuta invasione della mucosa del colon. L'infezione nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente dopo 1-2 settimane, ma spesso si preferisce il ricorso ad antibiotici per limitare i rischi di contagio. Raramente alcuni pazienti sono asintomatici e divengono portatori sani. mwvaS.dysenteriae provoca le shigellosi più gravi. mwvqShigella presenta uno scarso potere immunogenico.
Terapia
mwwqShigella è molto spesso resistente ad antibiotici come l'ampicillina per cui la terapia dovrebbe basarsi su test di sensibilità in vitro. Il trattamento con antibiotici viene effettuato perché malgrado l'infezione si risolva autonomamente nella maggior parte dei casi, è necessario ridurre i rischi di contagio (per esempio negli asili). È possibile ricorrere a una terapia empirica con l'utilizzo di fluorochinoloni o trimetroprim-sulfametossazolo. Per prevenire il contagio è necessario un accurato mwwglavaggio delle mani e un idoneo smaltimento della biancheria.
Note
cite-note-11. ↑ mwyqmwygmwywWorld Health Organization - Shigellosis, su mwzawho.int.
cite-note-22. ↑ mwaa(mwaqmwagEN) Marta Zatta, Stefano Di Bella e Marina Busetti, mwawmwbaEmergence of quinolone-resistant Shigella flexneri in Italy (March 2017), in mwbqInternational Journal of STD & AIDS, vol.mwbg 29, n.mwbw 11, 2018-10, pp.mwca 1123-1126, mwcqDOI:mwcg10.1177/0956462418769805. mwcwURL consultato il 29 ottobre 2023.
Bibliografia
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) shigella, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatalogue-of-life(EN) Shigella, su Catalogue of Life.
• citerefgbif(EN) Shigella, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• citerefitis(EN) Shigella, su ITIS.
• citerefworms(EN) Shigella, su WoRMS.
• mwig(EN) Scheda tassonomica su SystemaeNaturae 2000, su taxonomicon.taxonomy.nl.
• mwja(EN) Scheda su bacterio.cict.fr, su bacterio.cict.fr. URL consultato il 1º marzo 2007 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2007).
• mwjg(EN) Canadian Food Inspection, su inspection.gc.ca.